mercoledì 23 aprile 2008

TRAVERSATA DA ILLEGIO A CAMPIOLO: passando per Sella Dagna e Stavoli

Domenica 20 aprile 2008 Marisa e Luca

Piacevolmente ci godiamo la freschezza mattutina di questa prima vera bella giornata di primavera. Il sole comincia a scaldarci appena le ossa quando io e Marisa ci mettiamo in moto di mattina presto per questo bellissimo ma un po’ sconosciuto itinerario. ...

L’idea è stata sua e io dopo aver dato una occhiata alle tabacco 013 e 018, assecondo questa gradita e improvvisa iniziativa. Siamo soli stavolta e per la riuscita della traversata sono necessarie due auto. Posizioniamo una presso Campiolo di Sopra in fraz.di Moggio e l’altra circa un paio di km dopo Illegio risalendo il corso del torrente Frondizzon. Non nascondo che vivo una certa apprensione per la mancanza di notizie recenti sull’itinerario; so che necessita di un certo impegno, non tanto per le difficoltà che poi sono risultate abbastanza scarse o per il dislivello che alla fine non supera i 700 mt, quanto per l’ambiente isolato e un po’ selvaggio, per il pericolo di caduta massi e per l’attraversamento di alcuni tratti franati a mezza costa. Le notizie che ho a disposizione sono del 2003 che se si aggiungono al fatto di dover guadare alcuni torrenti dopo le piogge dei giorni passati mi fanno stare un po’ in pensiero. “Meglio” dico a me stesso, così consapevole di questi piccoli segnali, ci incamminiamo ripidamente sul sentiero 417 che sale per un bel bosco di faggi e pino nero ci porta a Sella Dagna, punto più alto dell’escursione che divide la valle di Illegio dalla valle del Torrente Variola . A sud imponente ci sovrasta la parete innevata dell’Amariana, mentre a nord dietro il monte Riquini fanno capolino il Palavierte e il Cuel Mauron. Piacevolmente ci muoviamo tra le fioriture di erica, erba trinità, primule e fior di stecco, qualche croco. Dopo un breve saliscendi si cala a serpentine verso i ruderi di Planaz e poi per un ripido costone fino quasi sul torrente Variola. La sensazione costante è quella della solitudine più vera, immersi nel bosco di pino silvestre ci parliamo ma spesso le acque del torrente coprono le nostre voci. Il sentiero sposta ora verso sinistra fino ad attraversare un torrentello secondario in località da Pit Cueste. Uno dei miei dubbi maggiori risulta infondato in quanto le acque sono tranquille, anzi sarà l’unico guado leggermente impegnativo che superiamo abbastanza agevolmente pur dovendo entrare in acqua con gli scarponi. Le acque verdi smeraldine, giocherellando con i sassi, sotto i raggi di uno splendido sole primaverile si tuffano sorridenti nel sottostante torrente Variola. Da qui in poi ha inizio il tratto più impegnativo dell’itinerario con il sentiero che riprende un po’ a salire e alto sul torrente con numerosi saliscendi poco faticosi in radi tratti boscosi ci porta verso una zona caratterizzata da numerosi impluvi con il sentiero a tratti molto sottile, a tratti franato su dirupi anche molto profondi ed esposti. Superati due tratti brevi di sentiero praticamente scomparso, aggirandolo da sopra per verdi tracce, ci fermiamo finalmente a riposare. Gli sguardi corrono sul panorama sottostante dove scorre il torrente. Tutto l’ambiente adesso da l’idea del selvaggio, ma la sensazione che ne traggo è di piacevole libertà, totale sintonia con l’ambiente. Guardo Marisa e la vedo distesa con lo sguardo a mezza altezza tra gli spazi che si aprono che scruta serena l’orizzonte verso il Plauris che fa capolino. Dalla fronte mi scende un rivolo di sudore, ma non sento fatica.
Ancora brevi saliscendi, qualche tratto scosceso per giungere dopo alcuni tratti rinforzati al piccolo borgo di Stavoli che abbiamo trovato piacevolmente vivo ed abitato. Qualche orticello coltivato,una piantagione di lavanda di Venzone, gente che lavora a ristrutturare vecchie case. Una piccola chiesa. Saliamo sul piccolo colle a valle di Stavoli dove il panorama si apre e possiamo vedere le Moggesse, la valle del Glagnò che scende dalla forca di Nuviernulis, il Sernio e il Cimador e lontano il Zuc dal Bor e il Pisimoni e ancora il Canin e il Plauris. Gran bel posto che ti riempie veramente, adesso il selvaggio panorama di prima lascia il posto a verdi prati in fiore.
Scendiamo a valle per una mulattiera a gradoni, qualche larga cengia e una ardita passerella in acciaio, per arrivare alla confluenza del torrente Glagnò con il Variola che superiamo con un ponte. Seguendo la sinistra del torrente, ammirando le verdi acque, con un lungo ma comodo saliscendi arriviamo al tunnel sotto la ferrovia dove dopo una breve ultima salita si intravedono le case di Campiolo. Alla fine la traversata è fatta, bella, completa, a tratti aspra, selvatica, a tratti piacevole e rilassante.
Era già più di un’ora che ad ogni passo vedevo scendere dalla spina nel boccale la birra di Resia.


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