mercoledì 6 luglio 2011

MONTE SCHENONE: per iniziare non è niente male

Marisa e Luca con Erica e Giuseppe domenica 26 giugno 2011


Ci eravamo già stati un paio di anni fa , ma la giornata non era delle migliori. Stavolta ci abbiamo portato due ragazzi che tanto ci avevano chiesto un giro in montagna. La scelta è stata abbastanza facile, hanno salito una bella cima, hanno visto il Montasio da uno dei suoi lati migliori, l’escursione non è troppo lunga da condizionare il risultato : portiamo Giuseppe ed Erica sullo Schenone.





Gli ingredienti per una bella giornata ci sono tutti, aggiungiamo anche la mia vena odierna di guida naturalistica e un bel incontro sulla cima con Bruno Contin che ha fatto la storia dell’alpinismo friulano degli anni 70 e i ragazzi possono stare contenti.
Siamo i primi a Malga Poccet a gustarci i panorami sullo Zuc dal Bor e sulle Creste di Gleris. Indico a Giuseppe la nostra meta, la croce sulla cima dello Schenone : “apperò dobbiamo andare lì ? “. Non fa una grinza , “bene” penso, la giornata si mette bene.


In pochi minuti il parcheggio della malga si vivacizza con i primi gruppetti di escursionisti. Mentre i nostri nuovi compagni guidati da Marisa salgono in direzione di Malga Jeluz, io riconosco Bruno Contin e mi fermo a salutare e chiacchierare poi raggiungo gli altri. Ci ritroveremo sulla cima.


Superata la piacevole radura erbosa di Malga Jeluz dopo una breve sosta ad ammirare le montagne sopra Pontebba, riprendiamo la strada e poi il sentiero che dopo un breve tratto prativo si infila in un rado boschetto di mughi ed ontani, fiorito di bottoni d’oro e rododendri. La cima è li sopra di noi e per raggiungerla bisogna aggirarne il pendio. Un sentiero stretto e inclinato taglia tutto il versante che da verso i prati di Malga S.Leopoldo e con ripida salita su tratti detritici misti porta alla forcella del Clap di Jovel. Da una parte la Val Canale con Pontebba, Malborghetto, Ugovizza e con lo Jof di Miezegnot e tutta la costiera del Piper e due Pizzi, dall’altra la Val Dogna con il Cimone. Sovrasta tutti il Montasio, magnifico Re come sempre.





La parete sale per oltre duemila metri, grande, bella, paurosa ma allo stesso tempo invitante. Ci rapirà gli sguardi per tutto il resto dell’escursione.


Non mi stancherò mai di innalzare inni di gloria a questa montagna maestosa. Su un piccolo pulpito allungo il braccio e con un dito della mano seguo le creste fino in cima e poi chiudo gli occhi per un attimo e riprovo a ripassare ogni dettaglio con il pensiero, quasi a volerla disegnare con la mente. Si alza una leggera brezza. Per i giovani amici un venticello sconosciuto, noi invece lo conosciamo, è il vento che fa volare i nostri pensieri lassù sulla cima, sulla fabbrica delle nuvole.
Una breve sosta alla forcella, i nostri amici sono sereni, distratti dai panorami. Magari fin troppo a mio avviso. Per essere la prima volta che vanno su una cima son un po’ troppo tranquilli e così mi impegno a tenerli d’occhio.
Mentre dall’altro lato il sentiero seppur ripido e stretto sale senza problemi, da questo versante è erboso e taglia ripidi pendii sulla Val Dogna per un tratto, per poi, aggirato un breve tratto di roccia leggermente esposto, infilarsi in una splendida mulattiera scavata nella roccia a precipizio ma sufficientemente larga da passare con comodità.
Per un attimo li vedo esitare, forse più per l’impressione che altro, infatti in breve tra fioriture di bottoni d’oro, piccole genziane e resti di guerra siamo in cima.










Ritrovo Bruno e il suo bel gruppetto di amici e ci mettiamo a parlare di montagne, di sentieri, di conoscenze comuni al CAI di Cividale e robe varie. Pur sapendo quali abissi (in tutti i sensi) ci separano, parlare con lui è un vero piacere, umile, semplicemente alla mano, lì vicino alla croce dello Schenone, bella cima panoramica delle Giulie. Non mi stancherò mai di pensare che quassù vicino al cielo, se ami la montagna, siamo veramente tutti uguali. E’ la montagna che vuole così. Di fronte a noi ancora il Montasio.


Dopo la sosta, la firma sul libro di vetta, la prima per Giuseppe ed Erica, scendiamo. Anche se è una cima facile, ai ragazzi raccomando un po’ di attenzione in più, ma forse non serve.






In poco tempo siamo alla Malga, esce fumo dal camino, si sente odore di frico e mi va proprio una birra…… Insomma anche stavolta troviamo subito il modo di smaltire l’escursione e recuperare con fatica le calorie in modo che raggiungano il loro standard abituale.



Seduti sulle panche guardiamo la piccola croce sulla cima, per Giuseppe ed Erica sembra impossibile che poco prima si trovassero lassù. Sorrido per la genuinità ma siam proprio contenti io e Marisa.

7 commenti:

  1. frivoloamilano6 luglio 2011 20:07

    Non potevate fare scelta migliore per far innamorare qualcuno della montagna.E' giunta l'ora anche per Marisa e me di salire sullo Schenone!P.s.:Margherita da questa mattina è a quota 3.400... :irked:

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  2. montagnesottosopra7 luglio 2011 00:07

    Originally posted by frivoloamilano:Non potevate fare scelta migliore per far innamorare qualcuno della montagna.E' giunta l'ora anche per Marisa e me di salire sullo Schenone!E se poi si innamora della montagna :D :D :D p.s. fortunata Lei, anche a me piacerebbe ogni tanto essere sui 3400 mt. :up: mandale un saluto via Skype da parte nostraCiao

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  3. giovanni writes:>si sente odore di frico e mi va proprio una birrac'e' qualcosa che non mi torna... :-)mandi

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  4. montagnesottosopra13 luglio 2011 23:07

    Spiegami cosa non ti torna? :D

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  5. montagnesottosopra14 luglio 2011 00:07

    Originally posted by lor74cas:Non ci torna che ti vada solo la birra Ciaouna volta citato il frico mi sembrava sottinteso!:lol: :lol:

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  6. Non ci torna che ti vada solo la birra :lol: :beer: :chef: Ciao

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  7. giovanni writes:ah ecco. ora tutto e' ben chiaro!

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