lunedì 7 settembre 2009

MONTE SART: attraverso il Foran del Muss, il racconto di una bella escursione

Flavio e Luca 6 settembre 2009


Val Raccolana, nessuna vettura mi precede lungo la strada mentre comodamente risalgo sotto i raggi di un tiepido sole che preannuncia una buona giornata. Mi succede ogni volta quando sto per avvicinarmi al Canin di immergermi nei miei pensieri e ricordare quei luoghi fantastici come erano una volta quando la prepotenza dell’uomo ancora non era arrivata del tutto fin lassù.

...


Il fontanone di Goriuda oggi scarica una gran quantità d’acqua e non posso fare a meno di notarlo prima della curva. La cascata si vede e mi ricorda una leggenda che avevo letto da qualche parte anni fa:
Parlava di un orco che spaventava i viandanti a Pian della Sega e di un cacciatore che riuscì a liberare la valle, non la ricordo bene però era qualcosa del genere. Nell’antichità i guriuz erano dei nani che abitavano nelle grotte, da qui potrebbe derivare il nome stesso.
Mentre penso a queste storie, mi ritrovo in meno che non si dica sul piazzale della funivia a Sella Nevea dove l’amico Flavio mi aspetta. Dopo un incontro "casuale" sul Zaiavor, qualche scambio di esperienze e progetti durante le ferie in Val di Fassa, la prima escursione assieme, una vera e piacevole sorpresa. Improvvisata e piacevole sorpresa per entrambi.
Saliamo quindi con la funivia verso quel che resta del mitico rifugio Gilberti ormai inghiottito dalle fauci di cemento dei nuovi impianti di risalita in costruzione. L’aria è decisamente frizzante in quota, ma già a Sella Nevea fa piuttosto freddo.
Se non fosse per le opere umane sembrerebbe di trovarsi veramente in un’altra era. Solo roccia, affascinante, pura, bianca, non una goccia di acqua. Montagna vera, neve, fratture calcaree, paesaggi lunari. Questo è il bello e il particolare del Canin, severamente scabroso e bello.
Come fosse un rito che si ripete ogni volta, guardo le vette che mi circondano e cerco di riconoscerne le forme e i nomi : Ursich, Bila Pec, Poviz, Leupa, Prevala e poi il buco, quel buco nella roccia che sembra fatto apposta perché qualcuno possa controllare giù cosa succede di qua. Guardando il foro del Monte Forato mi viene in mente un’altra leggenda della Val Raccolana che ricordo un po’di più perché la sua morale è molto attuale ed eloquente.
"Un montanaro, andò con le sue figlie a raccogliere lamponi in un bosco ai piedi del monte Canin e, colto dall'oscurità incombente, pensò di rifugiarsi in una caverna. Presto il silenzio notturno fu rotto dai rintocchi lontani delle campane e i gufi cominciarono a mandare i loro sinistri richiami. All'improvviso si levò un terribile baccano; urla, fragore di catene, cozzare di picconi e di pietre che rotolavano dall'alto. Erano le anime dei dannati che prestavano il duro servizio a cui erano state condannate. Dal grande foro sul monte il diavolo controllava il lavoro delle sue vittime. L'uomo e le ragazze erano sempre più impauriti e scossi da gelidi brividi. Quel terribile concerto continuò, finché il canto del gallo cedrone annunciò il mattino; poi scese il silenzio e i dannati disparvero nella parte rocciosa del Forato, la dimora del diavolo, in cui sono confinati durante il giorno."

Flavio ed io voltiamo le spalle al disastro ecologico mentre saliamo a Sella Bila Pec per andare incontro al fascino ammaliante e unico del Foran del Muss, maestoso anfiteatro del Canin fatto solo di roccia brulla e bianca dove lo sguardo va lasciato andare lontano fino a incrociare la vista con la lontana ma già evidente mole del Monte Sart meta della nostra escursione, che come un dente aguzzo compare sullo sfondo di questo tormentato e desolato deserto.
In poco meno di mezz’ora siamo alla Sella e iniziamo di buona lena ad attraversare il territorio verso il Bivacco Marussich a Sella Grubia.

A comodi saliscendi, traversando qualche residuo nevaio un bel percorso si sviluppa tra le rocce in parte illuminate dal sole, in parte in gelida ombra.
Mentre procediamo e chiacchieriamo del più e del meno un forte e freddo vento ci accompagna, ricordandoci che la prossima stagione non è l’estate.
Non facciamo soste lungo la via, e con passo lento ma costante ( tipo “the age is not a limit”) giungiamo al bivacco Elio Marussich in Sella Grubia sotto i raggi del sole ma sempre in compagnia del forte vento che ci costringe a correre ai ripari.


Le Alpi Giulie sono ben visibili lungo il percorso e così Cimone, Zabus, Montasio, Foronon del Buinz, Jof Fuart e ancora Mangart e Jalovec ci accompagnano per tutta la giornata regalandoci splendide vedute.Ma lo sguardo è lì, attirato dal Monte Sart e dalle sue creste, dalle sue vertiginose pareti e dal sottostante anfiteatro roccioso che precipita in Val Raccolana sotto lo sperone della Punta Rop.

Facciamo una breve sosta al bivacco dove fervono i lavori di manutenzione degli speleo, una firma e poi via superando il picco di Grubia verso la forchia di Terrarossa lungo il tratto dell’Alta Via Resiana.


Un paio di stambecchi di qualità “scobemcat” ci osservano calmi sulle rocce mentre iniziamo a risalire il primo breve tratto erboso coperto da stelle alpine, tante, da sembrare quasi un giardino pensile.
Ci alterniamo in salita lungo il filo di cresta in direzione dell’antecima del Sart.




La traccia prosegue lungo la dentellata e sottile cresta a brevi tratti esposta sulle pareti nord, a tratti molto ripida ma con poca difficoltà. Qualche passaggio tra basse rocce e zolle erbose e passo dopo passo raggiungiamo la cima del Sart, imponente montagna a cavallo tra la val Resia e la Val Raccolana. Sotto di noi le pareti da un lato meno ripide con rocce ed erba, dall’altro sprofondanti per centinaia di metri nel vuoto. Sopra di noi solo azzurro e nuvole. In cima finalmente! Ci vogliono tre orette buone dalla funivia e devo dire che il “ vecchietto” Flavio ( solo all'anagrafe!!!!)mi supera in velocità a dimostrazione che l’età non conta ma il sovrappeso spesso sì. Ecco, ce l'abbiamo fatta! L’ometto di sassi è lì, messo lì tra la terra e il cielo.




Una stretta di mano, una divertente firma sul libro, qualche foto e grandi panorami. Poi la meritata sosta. In vetta il vento non c’è e si sta bene a goderci per un po’ i tiepidi raggi del sole mentre tutto attorno a noi il mondo alpino ci circonda.


Il ritorno è lungo, ripercorriamo la stessa traccia, soffia lo stesso vento, la luce del sole è però adesso più bella e la giornata tersa regala ancora preziose viste. Il Bila Pec è sempre lì, sembra vicino ma non arriva mai. Non mi sembrava così lunga all’andata.

Da Sella Bila Pec riusciamo ancora a fare qualche scatto decente a quel che rimane della conca e di Sella Prevala prima di scendere soddisfatti con la funivia. Il buco del monte Forato è lì e ci guarda con il suo Okno e già mi immagino di vedere i dannati scendere da lì per lavorare come schiavi agli ordini del diavolo.


Il piacere di una bella escursione, in buona sintonia e ritmo con l’amico < Frivoloamilano> , fatta di parole e silenziosi panorami fa ormai parte dei miei pensieri e prende il posto dei racconti leggendari della Val Raccolana. Al pian della Sega ci beviamo come sempre una buona birra e dividiamo da buoni amici un ottimo frico mentre il Fontanone di Goriuda getta le sue acque verso valle portandosi dietro anche qualche peccato dell’uomo.
La discesa verso Chiusaforte, l’allontanamento dal Canin, un luogo fantastico.


< FOTO E SLIDESHOW DELL'ESCURSIONE >



11 commenti:

  1. giovanni writes:ahh i birbanti che se ne vanno per i monti :-)bello il sart e' una vita che nn ci vadociao

    RispondiElimina
  2. Mi piace, mi piace questo post di leggende, di rocce, di stelle alpine e di amicizia. Grazie Luca, alla prossima. ;)

    RispondiElimina
  3. montagnesottosopra10 settembre 2009 19:09

    Originally posted by anonymous:Anonimo
    # 10. September 2009, 14:29
    giovanni writes:

    ahh i birbanti che se ne vanno per i monti :-)
    bello il sart e' una vita che nn ci vado

    ciaoeh si stavolta abbiamo fatto i birbanti davveroMandi

    RispondiElimina
  4. montagnesottosopra10 settembre 2009 19:09

    Originally posted by frivoloamilano:frivoloamilano # 10. September 2009, 14:34
    Mi piace, mi piace questo post di leggende, di rocce, di stelle alpine e di amicizia. Grazie Luca, alla prossima. mancava solo la foto di gruppo, ma al posto di quella ho messo quella degli stambecchi. Che bel posto e che bella giornata. :yes: :yes: Ciao Porta un saluto a Marisa da parte nostra Luca e Marisa

    RispondiElimina
  5. Luca l'Alpinauta writes:questi riferimenti di leggende e miti fan pansare che tu sia uno degli ultimi immortali!!ah ah ah!

    RispondiElimina
  6. giovanni writes:ma un'uscita di gruppo in buona compagnia non la si potrebbe fare!?

    RispondiElimina
  7. the dharmabum writes:Post bellissimo! Veramente belle queste leggende...Comunque anch'io sono passato negli stessi posti esattamente il giorno dopo facendo l'alta via resiana al Canin. Il tramonto e l'alba dall'altopiano sono qualcosa di indescribibile!!E anch'io ho trovato un vento forte molto fastidioso ( davvero poco piacevole sull'espostissima cresta Nord-Ovest del Canin... ).Ma cosa sono gli stambecchi scobemcat? ( che mi pare siano gli stessi che ho visto io sulla Forchia di Terrarossa )Ciao!Fabrizio "thedharmabum"

    RispondiElimina
  8. montagnesottosopra13 settembre 2009 01:09

    Originally posted by anonymous:Anonimo
    # 12. September 2009, 20:44
    the dharmabum writes:

    Post bellissimo! Veramente belle queste leggende...
    Comunque anch'io sono passato negli stessi posti esattamente il giorno dopo facendo l'alta via resiana al Canin. Il tramonto e l'alba dall'altopiano sono qualcosa di indescribibile!!
    E anch'io ho trovato un vento forte molto fastidioso ( davvero poco piacevole sull'espostissima cresta Nord-Ovest del Canin... ).

    Ma cosa sono gli stambecchi scobemcat? ( che mi pare siano gli stessi che ho visto io sulla Forchia di Terrarossa )

    Ciao!
    Fabrizio "thedharmabum"

    Ciao Fabrizio.
    Gli stambecchi "scobemcat"? è una lunga storia frutto della grande fantasia dell'amico Flavio http://my.opera.com/frivoloamilano/blog/lo-scomebcat . Dai una occhiata qui.

    Poi un giorno racconterò anche del "battaglione fantasma" e altro ancora.

    Bello comunque l'ambiente.

    Ciao
    Luca e Marisa

    RispondiElimina
  9. Fabio writes:un luogo da "MALATI DI MONTAGNA", belle foto...bravo Lucamandi, mandifabio-trekker.blogspot.com

    RispondiElimina
  10. montagnesottosopra24 settembre 2009 10:09

    Ciao Fabio grazie del passaggio. Malati di montagna è una delle poche cure che previeve le malattie:D . Ciao a presto. Un giretto sulle Giulie manca nel tuo blog? Luca e Marisa

    RispondiElimina
  11. Fabio writes:anche se non lascio commenti, io ti seguo sempre...vorrei ogni tanto essere la tua ombra e seguirti su per le montagne!!!mandi, mandi

    RispondiElimina