martedì 14 ottobre 2008

CUEL DE LA BARETA: un lungo percorso per un bel panorama

Marisa e Luca domenica 12 ottobre 2008




Cuel de la Bareta. Il nome mi piace, dicono che ci sia un bel panorama. Anche Giovanni ed Elena ci son stati di recente e gli è piaciuto. Marisa lo nominava spesso quando si parlava di escursioni e così ci siamo stati questa domenica.
...


Risaliamo la Val Raccolana da Chiusaforte e passata la prima galleria e il successivo ponte seguiamo le indicazioni per Patoc. La strada è tortuosa a stretti tornantini e ci porta ripida ad attraversare il piccolo nucleo di Chiout di Michel fino all’ampio parcheggio sotto la Chiesetta di Patoc nei pressi del Borc di Miec.
La neve e il freddo della settimana scorsa sono scomparsi e una gradevole temperatura di fine stagione ci rincuora già alla mattina presto. La Val Raccolana verso Sella Nevea ci appare attraverso l’evanescente foschia illuminata da un velato sole. Pronti via. Ci avviamo verso il nucleo delle case alte in direzione dei cartelli CAI. Cuel de la Bareta CAI 620 4 ore!!! Anche oggi mi sa che bisogna darsi da fare.
Da buoni escursionisti preparati al peggio ci perdiamo subito tra le case alte di Patoc dove il sentiero scompare per poi magicamente ricomparire segnato su un grosso albero che si vede solo aggirando completamente le case di sinistra. “Nissun fastidi…… mi soi piardut a Patoc “.
Ritrovate le segnalazioni seguiamo la pista forestale che risale le pendici del monte Jovet. La pista si esaurisce quasi subito trasformandosi in sentiero. Ripidamente a serpentine risaliamo il bosco di pino nero sui bordi del profondo canalone del rio Sbrici. Viste si aprono sulla alta Val Raccolana, sull’abitato di Patoc, sul gruppo del Cimone. Salendo, il bosco ci regala stupendi colori autunnali, attraversando una bella faggeta che in meno di un’ora ci porta al bivio del CAI 621 che si immette nell’Alta Via proveniente dagli Altipiani del Montasio. Prendendo a sinistra inizia ora un lunghissimo e piacevole traverso in leggera salita immerso in bellissime faggete e boschi di abeti e pino nero. Assecondiamo il sentiero aggirando un paio di rientranze sulle pendici dello Jovet per raggiungere la spettacolare gola della Forcella Galandin che separa lo Jovet dal Monte Sflanburg. La cengia che attraversa la forcella regala scorci sulle dirupate pendici per portarci nel bacino del Rio Cadramazzo con prevalenza di mughi. Alcuni tratti dirupati sono un po’ esposti ma non presentano problemi particolari. Sicuramente non sono da sottovalutare in caso di ghiaccio e neve. Spettacolare si presenta a noi la gola del rio Fontanis racchiusa tra alte pareti rocciose. Subito dopo inizia il tratto più "pericoloso" dell’escursione. La mulattiera che una volta era presente è praticamente completamente franata e al suo posto una lunga cengia friabile, molto esposta sulla profonda gola sottostante richiede un po’ di attenzione e sicurezza di passo. E’ presente un tratto di cavo metallico nuovissimo, posizionato nel punto meno pericoloso della cengia. Mah! Che dire: attenzione ai passi falsi e al terreno friabile.
La mulattiera scende leggermente nella rientranza del rio Livinal, raggiungendo poco dopo il segnavia n.619 che scende verso Cadramazzo. Dopo questo lunghissimo tratto in leggera salita e brevi tratti in discesa, la mulattiera riprende decisamente a salire per regolari tornanti fino ad una selletta boscosa dove si trova l’indicazione del 619 che porta in Val Dogna. Tale indicazione va tralasciata per seguire una pista a sinistra priva di bollini e indicazioni. Su un albero c’è una piccola incisione con scritto C.B. con una freccia : che voglia dire Cuel de la Bareta? Che intuito, da grande farò la guida. Seguiamo la poco evidente traccia e in breve raggiungiamo le rovine della vecchia teleferica e immersi nella faggeta saliamo ancora seguendo un percorso un po’ tortuoso. Usciti dalla fitta vegetazione risaliamo i resti di postazioni di guerra per giungere facilmente in vetta. Questa piccola vetta alta solo 1522 mt ci regala uno dei panorami più belli a 360 gradi. Si vede tutto, un lungo elenco di vette in successione dal Zuc del Bor ai lontani Zermula e Cavallo, la Val Dogna con Sella Sompogna e tutti i suoi monti. E poi ancora la catena dei Musi e il Plauris. Lungo sarebbe ancora l’elenco ma quello che colpisce più di tutti è l’inconfondibile Jof di Montasio che svetta su tutti imponente e importante.
La fatica dell’escursione è superata dalla bellezza del luogo, una piccola stupenda cima, un panorama grandioso. C’è tutto: Il sole e il sereno di oggi, i caldi colori dell’autunno, assieme alla gradevole temperatura ci invitano ad una gratificante pausa per lasciarci accarezzare dalla brezza che soffia leggera proveniente dal canal del Ferro.
Scendiamo a visitare le trincee di guerra e il complesso di postazioni sotterranee ancora ben conservato che trafora il monte e che può essere visitato entrando dalla galleria poco sotto la cima. All’interno scavate nella roccia nove postazioni collegate da una galleria sono dotate di grandi feritoie puntate verso la Val Dogna e Canal del Ferro.
Dopo una lunga pausa riprendiamo il cammino verso il ritorno consapevoli del lungo percorso da compiere, accompagnati da un tiepido sole pomeridiano che fa ancor più risaltare il contrasto di colori del bosco in questo autunno avanzato.







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6 commenti:

  1. nadia writes:wow!! che bel giro!! anche Luca me l'aveva proposto ma sembrava lungo...quanto ci avete messo poi? 4 ore come scritto? salutoni!!!

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  2. montagnesottosopra15 ottobre 2008 21:10

    Ciao Nadia. E' proprio un bel giro. Totale andata e ritorno 7 ore e un quarto. E' lungo circa 14,5 km ma molto bello. la cima è veramente panoramica. Fallo in questa stagione e vedrai Mandi e porta un saluto al Chiarcos Marisa e Luca

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  3. frivoloamilano15 ottobre 2008 21:10

    ...certo che se non sono + o - 1000 di dislivello non vi divertite!!Ma questa "bareta" poi che cosa è (berretto)?ciao frivoloamilano

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  4. montagnesottosopra15 ottobre 2008 23:10

    Non sono riuscito a trovare niente sul nome del monte. Bareta sta per berretto, però non trovo come possa essere attribuito. Indagherò dovessi fare...... altri mille metri.:D :D :D :D

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  5. Luca l'alpinauta writes:

    e dopo sin no atris c'o nin simprei ator...veiso viodut qualchi sherpa cun lis puls?

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  6. montagnesottosopra17 ottobre 2008 11:10

    Nissun sherpa e nisune puls. Par me lu an mangiat in Val Tramontine.:chef: :rip: :lol: :lol: :lol:

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