lunedì 5 ottobre 2009

IN ALTA VAL RESIA: quando la montagna non vuole , non c'è verso ..... anzi c'è.

Marisa e Luca 4 ottobre 2009


Tema: una tranquilla escursione in Val Resia. Quando ero alle medie avevo un bravissimo professore di italiano che ci insegnava a sviluppare correttamente un tema. Si parte dal titolo che deve in qualche modo essere il filo conduttore del tema e si rafforza il tutto con gli argomenti seguendo un filo logico. Naturalmente con il passare degli anni le tecniche si affinano e si migliorano e con più dimestichezza ci si lascia andare a certi racconti che diventano incredibili. Magari qualcuno dopo una giornata così potrebbe non smettere più di balbettare, io cerco in qualche modo di metter un pò di ordine in maniera che il racconto sia il meno sottosopra possibile. Una sola cosa premetto: da adesso in poi nello zaino, visto che non si può girare armati, un paio di raudi ce li metto.


...


Lasciamo l’auto poco prima di malga Coot in alta Val Resia e risaliamo la strada lastricata che ci porta al ripiano dove sorge il complesso delle malghe.





Il sentiero CAI 642 porta verso gli stavoli Berdo immergendosi in un bel boschetto di faggi che già cominciano a colorarsi d’autunno. La Valle sale alta, a destra una bella dorsale boschiva fa da divisorio alla valle di Uccea culminando in fondo sulla piramide panoramica del Monte Guarda, mentre dell’altro lato montagne, quelle alte, quelle vere del massiccio del Canin, del Cerni Vogu, del Lasca Plagna e dello Slebe, che costituiscono la parte più interessante dell’impegnativa alta Via Resiana, interrotte dalle due forcelle dell’Infrababa. In alto il puntino rosso del bivacco, sentinella ai piedi del torrione Mulac. Oltre la valle la Slovenia, la valle dell’Isonzo e il deserto di pietra del Canin.



Il cielo azzurro e la temperatura gradevole ci aiutano mentre imbocchiamo il sentiero che dopo un breve tratto in un rado bosco ci porta subito verso gli stavoli dove il sentiero incrociando il 731 prosegue per Casera Canin. A destra si sale prima in un tratto di grazioso bosco poi ripido a strette serpentine alla base delle pareti dello Slebe. Prima su un greto poi per basse vegetazioni di ontani e mughi risaliamo verso il Bivacco Cai Manzano posto sotto le pareti del Mulac.


Il bivacco ottimamente attrezzato è dedicato a Franco Costantini, persona gentile che da manzanese adottato ho avuto il piacere di conoscere. Verso la pianura il panorama regala il meglio di se, la catena dei Musi, lo Zuc dal Bor, l’Amariana e gran parte delle Carniche velati da una azzurra foschia mentre il sole accende i colori dell’autunno.



Verso nord e verso est il panorama è bloccato dalle montagne. La giornata è stupenda e già pregusto la possibilità di andare a vederli questi panorami.
L’umore è buono, la temperatura anche, sembra una gran giornata, ma si sa, in montagna tutto può cambiare, anche l’umore allegro, non solo il tempo. Basta poco. Per compiere l’anello del Monte Guarda saliamo quindi prima al bivacco. Si sentono dei rumori, sembra che stiano facendo dei lavori, ma il bivacco visto da lontano sembra deserto. Poi su una roccia una scritta rossa con una freccia “Matteo”. Sul momento non collego subito, poi vedo luccicare una croce su una roccia a sinistra del bivacco e vedo un gruppetto di persone attorno. Parlo con Marisa e alla fine è tutto chiaro: si tratta di Matteo Mazzoni, l’escursionista scomparso sul Canin l’anno scorso e ritrovato dopo mesi sotto le pareti vicino al bivacco. Una piccola cerimonia privata.
Beh, di certo meno allegri proseguiamo fino al bivacco dove facciamo una breve pausa. Un po’ di riflessione sul caso prima di ripartire seguendo il bel sentiero che scorre alla base della Baba Piccola verso la stretta forcella di Pradolina.




La maestosità delle grandi pareti di questo bel posto ci rapisce. La bellezza delle rocce e la vista sul profondo solco della Val resia ci fa dimenticare i cattivi pensieri. Il sentiero verso la forcella presenta dei franamenti nel suo tratto più ripido nel versante sud della Baba Piccola, che si superano però facilmente per arrivare alla forcella dove inizia la cresta erbosa che sale al Monte Guarda.





Una splendida vista sulla valle di Uccea e dell’Isonzo ci distrae per un po’. Altra lapide di un escursionista di Oseacco caduto scivolando sul tratto in cresta qualche anno fa. Neanche farlo apposta una fitta nuvola avvolge la cima del Monte e parte del sentiero. Non so cosa sia, ma mi sa che oggi c’è qualcosa che non quadra, strani presentimenti, si torna indietro.



Di nuovo la vista della valle di Resia e delle bianche pareti del gruppo del Canin sembra stregarmi e la voglia di fare qualcosa prevale. Arrivati nuovamente al bivacco do una occhiata al sentiero che sale al passo Infrababa. Bello , il cielo è di nuovo sereno, è ancora presto, il panorama da lassù è magnifico verso l’acrocoro desertico del Canin. La tabella CAI dice : Passo Infrababa 0.45 . Baba Grande 1.20 . Vado su.
Marisa mi aspetta al bivacco. Il sentiero che porta al Passo di Infrababa costeggia per un tratto la torre Mulac e sale ripido su tracce di sentiero.



Sembra impegnativo a vederlo da sotto ma in realtà seguendo i bollini rossi triangolari dell’alta via si passa per tratti abbastanza comodi. Si usano un po’ le mani, ma solo per equilibrio su qualche tratto di lisci e bagnati traversi di roccia inclinata che richiedono un po’ di attenzione.
La sicurezza ti da disinvoltura ma non certezza. Un piede su un roccia sporgente e tutto va giù rompendosi, rotolando nel canalone, portandosi dietro grossi massi e un gran frastuono. Le mani servono a qualcosa….. Sicuramente Marisa ha sentito il rumore. Raggiungo l’altro lato del canalone e seguendo ancora le tracce continuo a salire solo. Adesso sono un po’ stanco ma la salita si fa meno ripida. Ogni tanto mi fermo allietato dalla splendida vista verso valle.



Faccio un pausa, poi a meno di cento metri dalla forcella la nebbia.



Una fitta nebbia scende dalla forcella dell’Infrababa nascondendo i segnavia. Tolgo lo zaino per riposare e attendere un attimo, ma la nebbia più che di passaggio sembra aumentare e scendere, scendere, coprendo tutto. Non è giornata. La montagna ha detto di no e io colgo l’eloquente messaggio. Forse dovevo farlo già prima. Scendo con qualche attenzione in più e in venti minuti raggiungo Marisa sotto il bivacco. Sono giù appena in tempo. Poco dopo le forcelle dei due passi Infrababa sono avvolte da una fitta nebbia. Esserci in mezzo non deve essere simpatico. Al di fuori della traccia dei segnavia tutto diventa più difficile e ostico, ripido e con sassi mobili.




Bene si va verso casa. Incupito ma allo stesso tempo contento ripercorro il sentiero mentre Il sole pomeridiano accende i colori della Val Resia.

Poi il rumore, dentro nel bosco, alla nostra sinistra, un grugnito inconfondibile. Ci guardiamo senza aprir bocca. Di nuovo il verso, sembra più lontano ma comunque forte e non molto rassicurante.
Potrebbe essere un orso? Ricordo un episodio di non molto tempo fa di un cacciatore assalito da un orso in Val Resia. Mi sembra l’anno scorso, credo. Marisa non parla più. Scendiamo con una certa apprensione. Sinceramente l’incontro con il plantigrado deve essere emozionante per qualcuno, ma per noi no di sicuro. Il verso non è per niente socializzante. Poco prima degli stavoli Berdo di nuovo, ma sembra decisamente lontano. Bene, velocemente raggiungiamo l’auto. Basta per oggi, tante cose non sono andate come dovevano.

La giornata impone una riflessione. Siamo ospiti della montagna, è lei che decide per noi, è lei che ci permette di fare o non fare quello che vogliamo e non sempre si può ottenere. Però ci possiamo provare e se si prova …… poi ci sono i segnali e bisogna saperli cogliere e dire no. Certo che però un paio di raudi la prossima volta ce li metto nello zaino.

Ci aspettano per cena e siamo in ritardo. “Pronto Roberto, siamo in ritardo un po’ ma abbiamo un sacco di fame”. “si si lo so, ti conosco. Ti mangeresti un’orso”. Ecco ci mancava anche questa.


< GUARDA LE FOTO PIU' BELLE DELL'ESCURSIONE E LO SLIDE SHOW>

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13 commenti:

  1. Guarda che non va bene dar da mangiare agli animali selvatici :lol:

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  2. giovanni writes:caro luca ormai ci hai abituato bene con le tue storie... lette tutto d'un fiato. bella!ciao

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  3. Luca l'Alpinauta writes:tra l'orso della resia e l'orso di cividale chissa chi avrebbe avuto ma meglio? alla prossima puntata!

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  4. frivoloamilano8 ottobre 2009 19:10

    ...a sentire Roberto....... di sicuro "l'orso di Cividale/Manzano" avrebbe avuto la meglio:D Meglio non aver verificato dal vero, però. Saluti

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  5. montagnesottosopra8 ottobre 2009 19:10

    Originally posted by anonymous:Anonimo
    # 8. October 2009, 16:25
    Luca l'Alpinauta writes:

    già, perchè l'orso (quello più peloso) non conosce le "gramole" del De Ronch!

    Sentilo il capo degli Orsi in persona. Chissa come grugnisci tu quando ti arrabbi. Mi sarebbe piaciuto sentire i tuoi versi sul Catinaccio :lol: :lol: :lol: .

    L'importante è darmi da mangiare per evitare zampate.

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  6. montagnesottosopra8 ottobre 2009 19:10

    Originally posted by lor74cas:lor74cas # 8. October 2009, 07:18
    Guarda che non va bene dar da mangiare agli animali selvatici

    il problema è capire chi è il selvatico.

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  7. montagnesottosopra8 ottobre 2009 19:10

    Originally posted by anonymous:Anonimo
    # 8. October 2009, 13:36
    Luca l'Alpinauta writes:

    tra l'orso della resia e l'orso di cividale chissa chi avrebbe avuto ma meglio? alla prossima puntata!


    Originally posted by frivoloamilano:frivoloamilano # 8. October 2009, 16:19
    ...a sentire Roberto....... di sicuro "l'orso di Cividale/Manzano" avrebbe avuto la meglio:D
    Meglio non aver verificato dal vero, però.

    Saluti

    Io sono un orso buono e gioviale più di Yoghi, però so difendermi :knight: :)

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  8. Luca l'Alpinauta writes:già, perchè l'orso (quello più peloso) non conosce le "gramole" del De Ronch!

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  9. montagnesottosopra8 ottobre 2009 19:10

    Originally posted by anonymous:Anonimo
    # 8. October 2009, 07:29
    giovanni writes:

    caro luca ormai ci hai abituato bene con le tue storie... lette tutto d'un fiato. bella!

    ciao

    Ciao Giovanni.
    sei l'unico che ha capito il nostro dramma. Mi paragonano ad un orso!!!! ...... che amici.
    :D :D :D

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  10. Luca l'Alpinauta writes:eh eh ehin catinaccio facevo sentire la voce del capobranco rabbioso!!!

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  11. montagnesottosopra9 ottobre 2009 00:10

    l'autoironia e il senso dell'umorismo son quello che ci vuole, così tutto ritorna normale, anche questa giornata.

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  12. Anonymous writes:complimenti, anch'io ho fatto il pezzo fino al bivacco costantini ed era proprio fantastico;)

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  13. montagnesottosopra18 agosto 2012 17:08

    Originally posted by anonymous:Unregistered user # Friday, August 17, 2012 7:32:51 PMAnonymous writes:complimenti, anch'io ho fatto il pezzo fino al bivacco costantini ed era Ciao, vorrei ritornare, per salire sulla Baba Grande.

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