martedì 17 marzo 2009

VERSO IL COL DEI S’CIOS : un bel percorso ad anello al limite del Bosco del Cansiglio

Marisa e Luca domenica 15 Marzo 2009


Una bella escursione aspettando ancora la primavera, partendo da Coltura passando attraverso le doline carsiche del Col dei S’cios. Un interessante percorso ad anello tra boschi, mulattiere e Casere.

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Il vasto altopiano Carsico del Cansiglio nel sottogruppo del Monte Cavallo è percorso da numerose piccole valli, doline e boschi. Andiamo verso questo stupendo territorio per i versanti orientali che ripidamente salgono dalla pianura attraversando il bell’ambiente boschivo della Val Carpenaz percorrendo una particolare mulattiera lastricata all’ombra di un fitto bosco di noccioli, ciliegi selvativi, ginepri e carpini, alternati a spazi prativi. Oggi la foschia della mattina non ci consente di scorgere il panorama verso il mare e riconoscere i profili delle lontane Alpi Giulie.
Il percorso inizia dietro l’osteria da Stale sulla strada per Mezzomonte e con regolare e accentuata pendenza si innesta subito nel bosco. La temperatura è piacevole anche se il sole è velato da una consistente foschia. Subito si sente profumo di primavera con le prime fioriture di erba trinità, primule, qualche croco bianco. Dopo poco un cartello indicante “la Risina” attira la nostra attenzione. Scopriremo così che la Risina di Coltura è un sito unico nel suo genere un manufatto creato per far scendere i tronchi di abete o faggio provenienti dal bosco del Cansiglio fino a Coltura, dove il legname veniva trasportato con carri e muli fino al fiume Livenza e di lì fatto defluire a Venezia. Il canale che scende dal Torion attraverso Crep de Varda fino a Coltura, scavato nella roccia nel primo tratto e formato poi da acciottolato, ha un percorso complessivo di circa 3300 metri con un dislivello di 1100 m. Fu fatto costruire intorno al 1836 da Andrea Galvani, di Pordenone, del quale si ricorda l’invenzione del “motore alpino”. Più su lungo la strada che collega varie casere una croce a ricordo di chi per tanti anni percorse con fatica e duro lavoro questi sentieri.

Ad un bivio i cartelli indicano Casera Ceresera 3.30 e Casera Costa Cervera 2,15. Saliamo verso questa seconda direzione con la prospettiva di utilizzare la prima per il percorso di ritorno. Il sentiero marcato da due file di pietre sale senza pietà per noi, tra la fitta vegetazione che caratterizza un sottobosco piuttosto tormentato. Lungo il sentiero incontriamo un brav’uomo dedito alla pulizia del sentiero che altrimenti risulterebbe invaso dagli arbusti.

Tra radure e boschetti raggiungiamo un’ampia zona aperta su una bella dorsale che consentirebbe una magnifica vista sulla pianura se non ci fosse questa persistente foschia. Il pallido sole della partenza è scomparso sotto un grigio cielo che appiattisce i colori. Nei pressi di una costruzione in pietra adibita a ricovero di fortuna, facciamo una breve sosta a sostegno dei nostri quadricipiti. Le panche in legno all’esterno son messe lì apposta.



A star fermi però fa un po’ freddino e allora riprendiamo presto il cammino per la dorsale ora leggermente più docile piegando decisamente a sinistra per poi rientrare ancora nella fascia boschiva. Percorriamo quindi questa ultima salita che ci porta a raggiungere il bordo del Col dei S’cios che delimita verso valle l’altopiano del Cansiglio.
Il paesaggio cambia ancora diventando ora molto interessante. Formazioni di arbusti di ginepro ai bordi del pendio che degrada verso valle ci accompagnano ora verso nord su un bel terreno carsico. Superato un recinto entriamo nel paradiso del Col dei S’cios caratterizzato dall’alternarsi di colline e vallicole, pascoli prativi e piccole pozze d’acqua.

Compare la prima neve ancora fortemente presente su tutto il territorio residuo d’inverno che quest’anno porterà il segno a lungo. Superata la pista forestale ritorniamo sul sentiero aggirando un piccolo colle per arrivare al bellissimo spazio prativo su cui sorge la Malga Costa Cervera, ancora utilizzata alla produzione di tipici prodotti caseari.

Sul posto un crocevia di sentieri e stradine offre diverse opportunità per il proseguio dell’escursione. L’idea iniziale era quella di raggiungere il rifugio Maset per poi proseguire verso Casera Col dei S’cios, Casera Ceresera e poi chiudere il percorso verso valle passando per Busa Bernart.
Percorriamo invece la più comoda strada che attraverso leggeri saliscendi sfiora il bordo dell’altipiano, costeggiando le dolci pendici del Col Scarpat, tra pietraie e ruderi che delimitano vecchie proprietà.
Una deviazione verso Casera Col dei S’cios viene presto e di fatto abbandonata per la neve pesante su cui si procede a fatica.

E’ un bel posto, il sole torna a splendere aprendosi dei varchi di cielo azzurro e in assoluta tranquillità ci godiamo questi momenti, sguardi un po’ meno velati verso valle, colli circostanti macchiati ancora dalla neve, in lontanza il “Torrione” e qua e là qualche bucaneve.


Passiamo oltre la croce della Risina per far pausa su una panchina a guardare il panorama. Superati un paio di tornanti ancora in veste del tutto invernale raggiungiamo la Casera Busa Bernart, splendidamente ristrutturata dagli Alpini di Polcenigo.


In una piccola splendida radura sorgono i fabbricati che costituiscono la casera, un luogo accarezzato dai raggi del sole dove finalmente è giunta l’ora della merenda. La pace del luogo, il silenzio solitario, il bello di apprezzare quello che la giornata ci offre in ogni caso, ci spinge ad una lunga e riposante sosta rigeneratrice. Risalgo i pendii dietro il piccolo complesso di costruzioni in direzione di Casera Ceresera mentre Marisa ha abbracciato una comoda panchina. Proseguo per un po’ poi rinuncio. La Casera dista normalmente circa un’oretta ma con la neve pesante si fa fatica. Saggiato abbastanza le nostre forze per oggi ci fermiamo qui.

Mi fermerei qualche oretta al sole a godermi la giornata sulle panche. Dopo un inverno di ciaspolate vorrei che la primavera fosse padrona di questo posto coprendo i prati con i colori dell’arcobaleno, mentre invece riapro gli occhi e vedo ancora bianco. La neve durerà ancora molto. E’ tutto un po’ strano, l’inverno cerca di resistere mentre i bucaneve bucano la neve. Fra una settimana sarà primavera e questa è proprio una bella escursione di inizio stagione.

Iniziamo la discesa per il sentiero 982, dapprima superando ai bordi un boschetto di abeti e poi per uno stretto e inizialmente ripido sentiero.


Dopo un paio di svolte il sentiero continua su una splendida dorsale che taglia tutta la Valle del Landre. Una piccola sosta presso una fonte e poi giù ancora.

Mentre scendiamo di quota ricompaiono le fioriture di erba trinità e primule, qua e là qualche elleboro verde.

Diradata la foschia bei panorami verso valle ci accompagnano prima di piegare decisamente verso la boscaglia oltrepassando il piccolo ricovero “la Lobia”. Un solco di un piccolo torrentello e poi in ripida e costante discesa rientriamo nel bosco definitivamente.


Il sentiero si ricongiunge infine nel pressi del bivio alla più comoda mulattiera dell’andata che ci riporta in pochi minuti al parcheggio.

Forse abbiamo anticipato un po’ questa escursione. La particolare posizione dell’altopiano, le doline, il clima variabile all’interno delle piccole valli favorisce sicuramente il perdurare della neve fino a stagione inoltrata. Son però sicuro, a giudicare della varietà di vegetazione incontrata che più avanti in stagione il luogo si trasformerà in un magnifico giardino fiorito, circondato da boschi di faggi dall’alto fusto e di abete bianco ugualmente alto e diritto. Una bellissima farfalla giallo intenso vola qua e là leggera tra le primule e la pervinca. La osserviamo per un po’ cercando di seguire il suo percorso poi quando ormai è lontana ci voltiamo e ritorniamo verso l’auto, in silenzio, cercando di non pensare a domani.



< FOTO E SLIDESHOW DELL'ESCURSIONE >











4 commenti:

  1. Luca l'alpinauta writes:alla ricerca della primavera? le cjaspe le hai proprio messe via?

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  2. montagnesottosopra18 marzo 2009 10:03

    Non so. Le ho appoggiate su un ripiano in cantina, loro mi hanno guardato e sorriso "finalmente, eravamo stufe di sopportare tutto quel peso". E si son addormentate serenamente.:zzz: :zzz: . Nel caso posso provare a svegliarle ......

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  3. frivoloamilano18 marzo 2009 20:03

    Finchè continua questo braccio di ferro tra la Neve e la Primavera... mi sa che le hai mandate in letargo troppo presto, l'Alpinauta ha ragione....ma sai com'è lui spera di ascoltare ancora il canto di qualche sirena di ghiaccio.;)Io sto dalla parte della Primavera e già immagino questo anello in piena fioritura; del resto il mondo è bello perchè è vario. ;)saluti Frivoloamilano

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  4. montagnesottosopra18 marzo 2009 22:03

    Il canto delle sirene è effimero. La primaverà sperò arrivi presto :)

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