giovedì 29 maggio 2008

VAL COSA : risalire un torrente alla ricerca dell'acqua Pradis

Loretta Stefano, Marisa e Luca primavera estate 2007

Val cosa? Cooosa? Sì sì proprio così. Ma dove si trova? Dalle parti di Pradis, ho letto qualcosa di forre, fossili, grotte e cose del genere. Bene ci andiamo, ma non sarà pericoloso? Selvaggio? ...

Animati da questi stimolanti pensieri un giorno abbiamo deciso di percorrere questo itinerario che a distanza di un pò di tempo mi piace riproporre perché divertente e ricco di sorprese. Vanno fatte alcune premesse: l’itinerario si svolge in ambiente completamente isolato sulla forra del torrente Cosa nella zona che va da Clauzetto a Pradis. Data la natura del territorio, con continui guadi che in caso di pioggia possono essere pericolosi, profonde forre con passaggi esposti talvolta assicurati da passamani (anche mancanti in alcuni punti ) mancanza di segnalazioni e bollini quasi del tutto scomparsi è consigliato a escursionisti esperti con buona capacità di orientamento. Anche il sentiero nel sottobosco è a tratti di difficile identificazione per la presenza di fitta vegetazione e alberi caduti.
Detto questo l’itinerario si svolge partendo dallo spiazzo con piccolo parcheggio in Loc. Raunia, tralasciando le indicazioni per la palestra di roccia si percorre uno stretto sentiero invaso da fitta vegetazione che solo a tratti consente di vedere la forra del torrente e in lontananza il piccolo lago artificiale creato dalla diga di Tul. Il sentiero è scomodo, alto sulla forra con grossi massi da aggirare fino a perdere quota, superando speroni rocciosi e accostando pareti in continui saliscendi. Quando finalmente si pensa di scendere al torrente che si vede ormai vicino il sentiero riprende improvvisamente a salire in maniera decisa con una rampa a dir poco micidiale , scivolosa che richiede un bel po’ di attenzione. E così dopo aver superato con decisa salita la confluenza con il Rio Secco, si passa una cengia esposta ed erbosa la cui impressionante vista sulla forra è in parte nascosta dalla vegetazione di arbusti che tolgono il fascino del sospiro. Ancora uno strappo e poi giù verso il guado.
Siamo un po’ demoralizzati perché l’itinerario è molto faticoso e non offre fin qui gran chè. Ci fermiamo sul torrente per una pausa, togliendo scarponi e calzettoni per immergere i piedi nell‘ acqua refrigerata.
Da questo punto in poi inizia il bello: sulle pietre che formano il letto del fiume scopriamo una miriade di fossili, grandi, piccoli, a forma di pesce o di conchiglia e strane rocce con intagli verticali precisi che poi scopriamo provenienti da una vicina cava di marmo. Decidiamo quindi di proseguire sul lato opposto del guado risalendo il letto del torrente, le cui acque incassate tra le alte pareti scorrono tranquille e non creano per il momento problemi al nostro cammino. Il torrente si risale comodamente ma noi in vena di avventure decidiamo di utilizzare l’itinerario più alto con attrezzature, necessario nel caso il torrente abbia una portata maggiore a causa delle piogge. Se no che gusto c’è? Poi un tratto franato che impedisce di proseguire ci costringe ad una discesa tra le pareti erbose e risalire nuovamente il letto ghiaioso del torrente.
Arrivati in un punto in cui il torrente si restringe e il percorso diventa difficile è necessario risalire di nuovo le pareti di rocce coperti di verdi scivolosi e agevolati da un cavetto metallico si percorre una cengia esposta ma abbastanza comoda. Il tratto più difficile del percoso è costituito da una ventina di metri di sentierino umido molto stretto a ridosso di una parete rocciosa, molto esposto,pericoloso, privo di assicurazioni e che richiede molta attenzione. Ecco che spunta improvviso l’Indiana Jones che c’è in me. Dallo zaino cavo fuori come una frusta venti metri di corda da 9 lasciando stupiti i compagni di viaggio ( il solito previdente che però ………..). Attraverso gagliardo il pericolo fiero di me stesso, creando una sorta di passamano improvvisato con due alberi di carpino lì cresciuti per l’occasione con il quale il passaggio diventa una banalità per tutti. Si passa un altro tratto esposto con cavo metallico e poidimenticandoci il sentiero, utilizziamo di nuovo la corda come aiuto per calarci su terreno erboso bagnato ad ammirare l’opera millenaria dell’acqua del torrente che con il suo fluire ha creato stupende sculture dentro le rocce, con una serie di grotte entusiasmanti. Il terreno è troppo scivoloso e sicuramente scendere ancora è una incognita, la vegetazione è piuttosto alta e potrebbe nascondere insidie o buchi non visibili e perciò desistiamo.
Dopo un leggero traverso si cala ancora per un tratto molto ripido fin sul greto del torrente che si attraversa con l’aiuto di alcune staffe e di una maniglia metallica. Il greto è percorso dalle affascinanti acque cristalline che con leggeri balzi rocciosi scendono a valle entrando in angusti meandri sconosciuti.
Il posto è magnifico e facciamo un’altra sosta per poi risalire fino ad un boschetto roccioso presso le case Ominutz. Tralasciando le indicazioni per le grotte di Pradis (visto che il tempo vola) ci incamminiamo su una mulattiera verso i ripidi e panoramici prati erbosi del Cuel Spelat. La traccia è incerta per la presenza di erba alta e i bollini rossi sono praticamente scomparsi. Di fronte a noi si presenta un bosco fitto di cui non si intravede l’ingresso. Siamo un po’ stanchi e le cose si mettono un po male, non si è vista anima viva in tutto il giorno e neanche tracce di recenti passaggi, allora decidiamo per la tecnica della” battuta di caccia” battendo il fronte del bosco a distanza di circa venti metri uno dall’altro finchè Stefano miracolosamente trova uno sbiaditissimo bollino rosso su un masso coperto da un albero caduto e ritroviamo la traccia che dobbiamo percorrere faticosamente “ravanando” tra i sassi, gli alberi divelti e gli arbusti fitti e dopo un po’ questa si fa più evidente e marcata. Ritroviamo il sentierino che porta alla palestra segnalata all’inizio e percorrendolo a ritroso ci immettiamo sul percorso iniziale.
Risultato ? per fare 7 km ci abbiamo messo 7/8 ore, rimesso un paio di calzoni e le braccia e le mani sanguinanti piene di spine dei rovi. Però nel complesso è stato divertente, inusuale e ricco di belle sorprese. Risalire le forre dei torrenti mi è sempre piaciuto, è imprevedibile e mai banale. Bella esperienza.

1 commento:

  1. Marco writes:

    Bravo Indiana Jones e bravi anche i compagni di esplorazione. Bella escursione e bella descrizione.Ciao ragazzi

    RispondiElimina