domenica 22 novembre 2015

da Topolò al Monte San Martino

"dopo il tramonto", "nel pomeriggio", "verso sera", “con il buio” sono gli unici orari conosciuti a Stazione Topolò



Dopo un autunno che ci ha regalato un prolungamento di piacevole bel tempo, l’inverno ha fatto sentire la sua voce per ribadire che adesso tocca a lui. Intanto fa le prove imbiancando un po’ tutte le cime delle Alpi e delle Prealpi, offrendo un anteprima di quello che è capace di fare, poi si vedrà. 
Appena nevicato sarebbe bello salire sulle cime più alte, ma qualche volta vale la pena farsi un giro anche sui primi rilievi montani e così, aprendo la carta tabacco delle Valli del Natisone punto il dito che va molto vicino a Topolò. Non nego che era proprio li che da tempo volevo tornare, nei pressi c’è una cimetta che offre un discreto panorama. 
Ecco quindi che passato Cividale proseguiamo per Ponte S.Quirino, Savogna, Drenchia, salvo poi girare prima per salire al piccolo paese di Topolò, dove inizia l’escursione.
Topolò. Ci torno volentieri a distanza di qualche tempo. Anni fa ci ho lavorato d’estate per realizzare l’illuminazione pubblica nelle strette viuzze che si infilano tra le compatte e particolari abitazioni. Il piccolo paese di montagna il cui nome deriva dallo sloveno “topol” ( pioppo) è costituito da numerose case in gran parte piacevolmente ristrutturate ed adibite a case vacanze. Altre sono ancora tristemente in stato di abbandono o in vendita. La struttura di molte di esse si sviluppa su tre piani con cucina con stufa/forno e tinello al piano terra e le camere ai piani superiori , con ballatoi in legno e scale esterne secondo un modello  tipico della Slavia Veneta, che ha origini nel medioevo  ( Izba).   
Topolò è poi famoso per una bella manifestazione culturale che si svolge in estate denominata “Stazione Topolò – Postaja Topolove”, un bel laboratorio/festival d’arte moderna con artisti provenienti da molte parti del mondo per incontrarsi in questa terra, la Benecja, frontiera italo-slovena culla di cultura e ricche tradizioni, che per l’occasione diventa punto di incontro stravagante della fantasia, con spettacoli  che coinvolgono spettatori e abitanti.  Impossibile da descrivere, è una esperienza che va vissuta di persona, senza meravigliarsi di nulla…………
Purtroppo gli abitanti stabili sono pochi , forse una ventina, dei quattrocento di una volta e passeggiare oggi per le strette vie fa sentire il silenzio che in un primo momento può sembrare abbandono, anche se spero non sia così. Si vede qualche camino fumare …… Un cane ci viene incontro, cerca qualcosa da mangiare...
Attraversiamo il paese, saliamo in direzione della bella chiesa di San Michele a sinistra della strada inizia il sentiero CAI. La chiesa risale al 1800, sulla parete esterna c’è un bel mosaico raffigurante San Cristoforo . Mea culpa l’ignoranza, dovevo venire a Topolò per scoprire poi che all’interno, come in moltissime altre chiese del Friuli, ci sono degli affreschi del pittore friulano Antonio Gentilini, di cui mio zio è stato "garzone" e conoscente di mio padre.







Proseguendo lungo la strada che poi termina trasformandosi pista forestale si può raggiungere Luico/Livek in Slovenia lungo l’antico sentiero che prima della caduta della frontiera era chiamata “la passeggiata al di là della linea immaginaria”. Ora è la strada degli artisti.


Noi imbocchiamo il CAI 745  che inoltrandosi nel bosco e proseguendo in costa supera un ruscello con dei vecchi stavoli in stato di abbandono, per poi iniziare a salire, ricco di bellissimi esemplari di castagni, faggi, betulle e carpini. Mentre saliamo in direzione della Bocchetta di Topolò, superiamo il confine della nevicata e pian piano entriamo in un mondo nuovo dove il bianco della neve scesa la sera prima copre gli alberi e il sottobosco. Alcuni scorci nella vegetazione consentono di ammirare una buona parte delle vallate innevate, dal Colovrat ai monti della Slovenia sopra la Valle dell’Isonzo.








 
Sbucati su una strada forestale nei pressi della bocchetta proseguiamo a sinistra in direzione del San Martino dove tra la neve troviamo delle indicazioni. I segnavia biancorossi agevolano nella salita lungo lo spallone su una traccia marcata solo dalle impronte di ungulati. Le fronde degli alberi imbiancati diventano la trama affascinante che caratterizza questo tratto fino in cima. I rami e le piccole vegetazioni dell’intricato sottobosco sembrano cristalli che si infrangono al nostro passaggio. 








In questo tratto e sarà così fino in cima si sente il freddo annunciato e facciamo una certa fatica ad abituarci. Per fortuna, all’apparire improvviso della piccola Chiesetta di San Martino il sole esce finalmente dal grigio e i suoi raggi tiepidi ci danno una mano. La chiesetta del XIV secolo dedicata a San Martino è carina, collocata su una piccola radura, purtroppo è chiusa. Proseguiamo verso la cima che si raggiunge in un attimo superato un breve ripido pendio.





In cima. Piacevole il colpo d’occhio sul Monte Nero, sulla catena del Vrata e sulle alte cime della Slovenia. Altrettanto bella la visuale sugli ondulati rilievi, in parte imbiancati, che si allungano fino al mare, splendente lontano nel controluce.








Lasciamo firma del nostro passaggio sul piccolo libro di vetta e ci apprestiamo alla discesa. Una rapida consultazione della cartina per prolungare l’escursione. Un sentiero scende nel bosco dalla cima, un altro nei pressi della chiesa, entrambi, dopo un po', incrociano una strada forestale che attraversiamo per proseguire ancora nel bosco. La neve rende la traccia meno evidente, comunque i segnavia sono sufficienti ad indicare la giusta direzione. Si scende ancora nel bosco, ancora da incrociare una strada presso un tornante. Poi ancora sentiero per sbucare sui prati imbiancati. 




Bella da qui la vista sul Matajur. Giù ancora, fino al limite della neve. Dove il bianco si fonde con i colori di fine autunno di un bosco illuminato dal sole, si supera ancora una volta una pista, poi tutta discesa, lunga, nel bosco, fino al Passo San Martino, vicino a Canalaz. Qui passa la strada che proviene da Cepletischis. Poco a monte una forestale risale alla bocchetta di Topolò, da qui in poi una comoda e piacevole passeggiata ci riporterà su, dolcemente, regalandoci ultimi scorci panoramici su Cepletischis, Polava, il Matajur e più lontano sui pascoli di Dreznica con il Vrata e il Monte Nero vestiti di inverno.










L’escursione ha termine dove abbiamo iniziato, prima però ripassiamo tra le case di Topolò. Non c’è nessuno, un leggero venticello si infila tra le viuzze, facendo roteare un po’ di foglie, quasi a mescolare i pensieri………







Sarebbe interessante infilarsi dentro le case per scoprire, capire, ascoltare i segni del passato. Camminiamo in silenzio cercando di sentire le voci di Topolò. Ci vorrebbe più tempo, in fondo Topolò è l’unica stazione dove non ci sono orari normali ……….

6 commenti:

  1. Splendido Luca ...un posto fuori da tutto quello che sta succedendo , sembra un mondo a parte , il prossimo anno mi piacerebbe andare a visitare quei posti. Avevo letto di Drenchia e delle valli del Natisone , avevo pensato di andarci con Guido ...ma poi lui non c'è più ...però ci andrò in ricordo suo . Le foto sono sempre ottime Luca ed anche la relazione . Un caro saluto a te e Marisa .

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    1. Grazie del commento Maria, è sempre un piacere seguirci a vicenda anche da lontano.... Nelle valli del Natisone purtroppo la situazione va peggiorando, anche se bisogna dire che c'è qualcuno che si da molto da fare. Noi non possiamo fare molto, però cerchiamo in qualche modo di farle conoscere ........

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  2. Un bell assaggio d inverno! Belli i contrasti bianchi-rossi di neve e foglie! Tutti i piccoli e quasi abbandonati paesini della montagna mi creano una certa malinconia e m immagino la vita che scorreva all interno delle loro case. Vita difficile, isolata. Oggi quasi impossibile, se non per un po di giorni durante le ferie o nei week end.
    Un abbraccio ad entrambi!

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    1. E' un po come dici tu. Quando ci sono stato l'ultima volta era estate e il paese era abbastanza animato.......

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  3. Malinconia e tristezza, queste sono le sensazioni che mi avvolgono al vedere e a leggere di questo paese, di questi posti. Situazioni molto simili alle mie montagne, dove si sta facendo poco per far sì che la gente rimanga nella propria terra. Se non ti chiami Cortina (che mi sta antipatica per tutto quello che rappresenta) sei quasi lasciato al tuo destino. Ogni volta vedo sempre più abbandono e incuria...... che posso fare io se non cercare di calpestare sentieri che altrimenti andrebbero perduti? Ma mi sembra sempre troppo poco....
    Come detto da Maria Cristina, ottime foto e ottima descrizione di luoghi e emozioni, ma questo oramai è il tuo marchio di fabbrica.
    Ciao. Decimo

    PS Certo che ci avete dato dentro questo mese, sempre a zonzo per i monti, beati voi......

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    1. Ciao Decimo, faccio del mio meglio per raccontare quello che provo durante le escursioni. Difficilmente metto gradi di difficoltà, dislivelli o tempi di marcia..... ci sono altri siti per quello. Per quanto riguarda lo spopolamento delle valli, nonostante qualcuno tenti di fare qualcosa.... c'è qualcosa che non va !( discorsi lunghi)

      Per il resto, dopo l'infortunio alla gamba è vero che abbiamo ripreso un buon ritmo ....

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