mercoledì 1 maggio 2013

DA TRIBIL A CASTELMONTE : un bel lavoro di gruppo per il 150° del CAI

Marisa, Luca e il CAI di Cividale 1 maggio 2013

Il CAI compie 150 anni. E’ una buona occasione per rivalutare lo spirito dell’associazione, che non dovrebbe essere quello erroneamente trasmesso di Club esclusivo di superuomini, ma di sodalizio legato alla montagna, al territorio delle terre alte e delle terre di mezzo, al rispetto per l’ambiente. Sulla base di queste prospettive ha preso corpo un bel progetto al quale abbiamo volentieri aderito.


Lo scarpone

le foto su Flickr ...
Il CAI ha organizzato, tramite la collaborazione di numerose sezioni un serie di lunghe camminate che coinvolgono un po tutta la Penisola Italiana cercando appunto di valorizzare antichi percorsi storici, andando alla riscoperta di antichi cammini, ad “esplorare” montagne, territori e luoghi per ritrovare quella traccia e quella testimonianza che l’uomo ha lasciato.
Ecco quindi che ci troviamo a percorrere un tratto della “Via Alpina Orientale”, del Sentiero Italia, o meglio ancora “Alta Via delle Valli del Natisone”,assieme alla sezione CAI di Cividale del Friuli. Il percorso è il sentiero 747 nel tratto da Tribil Superiore a Castelmonte, sulla dorsale a cavallo tra le Valli del Natisone e la Valle dello Judrio. Marisa ed io, da sempre, abbiamo interpretato la montagna e l’escursionismo non fine a se stessi, ma come una scoperta di se stessi e camminare ed esplorare i sentieri e l’ambiente montano con questo spirito sarà sempre prevalente. Così ci è sembrata subito una buona idea.
Il lungo cammino ha inizio sulla strada forestale nei pressi del piccolo campo sportivo di Tribil Superiore, prima però le foto di rito, così tra un po’ di risate si crea subito la giusta atmosfera che si trasmetterà per tutta la giornata. La stradina procede il leggera discesa entrando nel boschetto alle pendici del Monte Cloptzè. Deviando a destra si procede sempre all’ombra nella boscaglia e in breve risalita si perviene alla fontana di Gnidovizza e al borgo omonimo. Una scritta d’altri tempi sulla fontana datata 28 maggio 1913 attira l’attenzione :”vietato lordare l’acqua”!.

Risaliamo al centro del paesino dove si inidividua sulla sinistra una discesa che ci porta attraverso antichi camminamenti in mezzo a vecchi orti contornati da muretti a secco, e poi dopo un lungo traverso nel rado bosco del Monte Kuk, all’ampia radura che precede la rotabile per il piccolo borgo di Clinaz. Senza entrare nel paesino si prende a destra lungo la strada fino ad incrociare una panoramica, da qui a sinistra inizia un bel tratto di panoramica dorsale erbosa dei prati di Varch dove si può vedere il già lontano Monte Cum e il paesinio di Tribil da dove siamo partiti, mentre in lontananza nella cappa di calda foschia prendono forma le evanescenti creste del Monte Nero e la dolce cuspide del Matajur.

Ignorando una curva entriamo ancora nel bosco e percorrendo una cresta che evita di scendere sulla strada facciamo sosta in loc. Urataca. Il percorso riprende evitando la forestale e piegando a destra lungo i prati verso Colle Cereverco, alternando ancora belle schiarite a tratti boscosi, attraversando ancora una forestale. Risalita una breve scarpata dove il faggio cresce sul terreno carsico e dove si possono notare alcuni ingressi di vecchie caverne, tra numerose fioriture di orchidea selvatica seguiamo il sentiero che risale la cima del Colle di S.Giovanni dove sorge l’omonima chiesetta. Altra sosta, in vetta al colle, splendido il colpo d’occhio sulla Valle dello Judrio.

Il tratto successivo è secondo me forse il più bello, una cresta rocciosa dove i sentiero si snoda tra resti di trincee, bosco di faggio e radure prative impreziosite da grandi betulle e ginepri, un intaglio con le indicazioni per Bordon, un antico fienile, ancora una risalita nel bosco del Monte Cau e alcuni ripidi saliscendi fino al Bivio per Covacevizza, poi ancora bosco percorso da un comodo sentiero che successivamente esce ancora nei prati che risaliamo fino ad incrociare ancora una forestale che scende verso la Chiesetta di San Nicolò. Altra sosta. Abbiamo già percorso un bel tratto, manca però ancora un bel pezzo per Castelmonte e già si comincia a pensare al salame, al formaggio e al vino che sul piazzale ci attendono come giusto premio. Le soste, ma anche tutto il percorso sono un’ottima occasione per ascoltare le storie e gli aneddoti di Luigino, Alfredo ed Enzo che tanto hanno lavorato su questo sentiero.

Dalla chiesa si risale il prato rientrando ancora nel bosco, ancora saliscendi, prati e forestali da attraversare. Un tratto in cresta, resti di gallerie e trincee fino ad un rustico dove a sinistra, prima fra i prati poi nel bosco si attraversa un canale che sbuca sulla strada per Oborza. Si potrebbe raggiungere Castelmonte comodamente per la strada ma noi seguiamo il sentiero che scende lungamente fino ad incrociare la traccia proveniente da Marcolino.

Siamo scesi parecchio, come parecchi sono i chilometri già percorsi. Da qui ancora un ora e altri 300 mt di dislivello ci separano dal Santuario. Proseguiamo a destra per un lungo tratto sui fianchi del monte Spik su un sentiero ripido e oggi dopo le piogge scivoloso, tra la rigogliosa vegetazione si riesce però a vedere Castelmonte, non manca molto. Si esce sulla strada poi un breve sentiero risale i bastioni della rocca sbucando al parcheggio superiore.

Abbiamo percorso un bel sentiero, ora recuperate le auto a Tribil Superiore, viene la parte più faticosa, far fuori tutta la roba da mangiare e da bere ……….

Questo bel tratto dell’Alta Via delle Valli del Natisone, questo lungo e irregolare dosso erboso sulla cresta tra il Natisone e lo Judrio, dove i resti di trincee sono ormai solo un pulpito panoramico per gli escursionisti, è stato un bel viaggio. Abbiamo sfiorato paesi che negli ultimi anni hanno vissuto l’evidente drammaticità dello spopolamento, orti abbandonati di una regione lasciata un po’ ai margini, sentieri che collegavano piccole realtà dove solo le “ricchezze” del bosco erano fonte di sostentamento per l’uomo. Abbiamo però sentito e respirato un aria nuova, qualcosa si sta muovendo per valorizzare questo splendido territorio, con i suoi ricordi e le sue tradizioni. Speriamo perciò che questa escursione, con la sua risonanza mediatica possa essere d’aiuto alle numerose iniziative locali.

E noi abbiamo scoperto un angolo nuovo da ripercorrere in autunno quando i colori del bosco faranno da cornice al paesaggio.

2 commenti:

  1. frivoloamilano5 maggio 2013 18:05

    Un bel percorso. il Sentiero Italia che mostra l'Italia tra boschi, valli e tracce di una vita antica. Auguri al CAI e ai soci (lo sono da 33 anni) ;)

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  2. montagnesottosopra5 maggio 2013 23:05

    Una bella iniziativa del CAI per la montagna. D'altronde senza la montagna il CAI non esisterebbe...... :rolleyes: Contenti di aver partecipatoLuca e Marisa :)

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