giovedì 23 febbraio 2012

PALIS DI LIUS

Luca 19 febbraio 2012

Per un motivo o per un altro è passato un mese dall’ultima escursione. Marisa ancora da forfait per l’influenza, mentre io decido per una uscita, anche da solo. Una salitina semplice, non è che tutto sommato sia obbligato, semplicemente ho voglia di andare. Così anche se Marisa non ha la più pallida idea di dove sia la mia meta, io le spiego dove vado: mostrandogli la cartina punto il dito sul Palon di Lius. 

 

Mi alzo, tutto è pronto, si parte. Naturalmente Nives come mi sente scendere le scale esce sulla finestra ( in effetti è piuttosto nuvoloso mannaggia): “ dove vai ? a prendere la neve?” mi dice scuotendo la testa. Mi guarda con aria dubbiosa, evidentemente vorrebbe dirmi altro ma forse non osa.
“Pensa di qua, attento di là, “ sono le solite parole, in ogni caso nessuna imprudenza o incoscienza, anzi, il fatto di andare solo non fa altro che aumentare in me la prudenza. Poi è un sentiero facile, una passeggiata nel bosco fino alla Casera e poi se le condizioni e il fisico lo consentono mi spingerò fino alla cima o del Monte Cullar o del Palon di Lius, più vicino.
Mentre risalgo la statale con questi pensieri, non posso fare a meno di notare che le montagne non si vedono proprio e che forse facevo meglio a stare a dormire. Poi invece all’altezza di Gemona vedo che l’Amariana riflette la luce del sole, che il Verzegnis è sotto un bel cielo azzurro che si sta aprendo. In Val Aupa la Grauzaria mi sembra apparire magnifica. Forse mi va dritta.



Mi spiace che Marisa non sia con me a condividere un’altra escursione, di solito viviamo la montagna o da soli (assieme voglio dire), o con poche persone, preferendo percorsi dove c’è poco caos, dove possiamo godercela, fare mille foto, senza nessuna pressione. In fondo nel nostro piccolo forse siamo anche un po’ egoisti.
Risalgo il sentiero che già dall’inizio si presenta di discreta pendenza, immerso nei miei pensieri e immerso in un bel bosco di abeti. E’ vero, sono solo, ma non mi sento solo. Sotto il ghiaccio che copre il greto di un piccolo torrente sento scorrere allegra l’acqua, il verso di un uccello che non conosco, il rumore dei miei passi sul tappeto di foglie. Non sono solo allora, attorno a me c’è un mondo intero, un concerto, una musica che ti sgombra da preoccupazioni e pensieri. Sono sensazioni che proviamo spesso, che ci fanno sentire d’accordo con noi stessi, niente di particolare, semplicemente in città siamo quello che siamo, in montagna siamo quelli che vorremmo essere. Impossibile non sentirle nei boschi o sulle vette, sono troppo chiare, troppo forti. Se avessi dato retta nella vita, anche quando non sono in montagna, a queste voci chissà quanti problemi avrei evitato.
E oggi riprovo queste emozioni amplificate dal fatto di essere forse più concentrato. Raggiunta la radura del Gran Cuel mi fermo un attimo a dare una occhiata ai resti di alcuni stavoli, ai numeri civici ancora sul muro, alla vista sulla Grauzaria e sul fedele compagno Sernio ( ancora lui!).











Mi accorgo comunque di salire un po’ troppo veloce e decido di rallentare, ho tempo e le mete prefissate non sono proprio tanto lontane. Nessuna persona ma tantissime impronte di animali nella neve, mi sembrano impronte di capriolo, anche di cervo. Seguo per un po’ una forestale che proviene dalla Val Aupa, poi ad una curva la abbandono preferendo il sentiero che indica vicini ormai i ruderi di Casera Luis. Dietro la casera riprende il sentiero, c’è un po’ di neve da pestare, nessuna impronta umana. Dopo un po’ piego a sinistra abbandonando la pista che porta a casera Laduset e Malga Glazzat, in direzione della Casera Palis di Lius.







Inizia da qui un bel tratto in costante e dolce pendenza che taglia un ripido costone boscoso disseminato qua e là di affioramenti rocciosi. Il sentiero in alcuni tratti è stretto e coperto di neve, in altri un discreto strato di foglie nasconde l’insidia di placche ghiacciate. Ci vuole un po’ meno di un’oretta ancora per arriva alla splendida radura che ospita la Casera, ma ormai il cielo si sta chiudendo, una grigia coperta nasconde l’azzurro e i panorami li posso solo immaginare oltre la foschia.









La casera è piccola ma accogliente, tavolo, panche, una piccola cucina, un caminetto in muratura, tre letti con materassi, acqua e legna. Oltre la casera c’è neve più abbondante, negli accumuli si sprofonda fino quasi al ginocchio, le ciaspe sono in auto. Decido di fermarmi qua. Accendo il fuoco, mando un messaggio a casa, non tanto per rassicurare, quanto perché così ho la sensazione di sentirmi più vicino, come a voler condividere un po’ il calore del caminetto acceso e il crepitio della legna che brucia. Mi fermo un’oretta, leggo il libro del bivacco, mi scaldo un po’ poi decido di salire. Vado oltre la casera, trovo la direzione del sentiero, ma si sprofonda e allora mi arrendo, mi accontento.






Riprendo il percorso dell’andata, scendo veloce dalla radura nel bosco, i pensieri si allontanano dalle cime, si torna a pensare a domani. Ancora una volta il sentiero, quello che taglia il costone boscoso, quello con la neve, quello con le placche di ghiaccio sotto le foglie. Non faccio neanche in tempo ad accorgermi che in un attimo mi ritrovo fermo con il sedere per terra una cinquantina di metri più sotto, nel pendio del bosco. Ci ho rimesso i pantaloni, ho rotto i guanti e una racchetta, una bella “discesa”. Sono caduto scivolato sul ghiaccio, ma niente di grave. Una “controllatina” generale e poi con un po’ di cautela risalgo il bosco, riprendo il sentiero e stavolta un po’ più piano scendo a valle, verso Bevorchians, rimandando i pensieri di valle a quando sarò a valle……..

12 commenti:

  1. ..un lupo solitario che si scalda davanti ad un bel fuoco. E' piacevole ogni tanto andar da soli. ciao 50metrista :)

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  2. giovanni writes:il fuoco era per la forgiatura della racchetta vero? :-) la mia e' proprio da buttare :(mandi luca e veloce guarigione a marisa

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  3. montagnesottosopra23 febbraio 2012 21:02

    Originally posted by frivoloamilano:..un lupo solitario che si scalda davanti ad un bel fuoco. E' piacevole ogni tanto andar da soli. ciao 50metrista Il fuoco ti riscalda e ti toglie la ruggine dalle giunture...... poi ci penso ben io a togliermi anche le giunture :D

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  4. montagnesottosopra23 febbraio 2012 22:02

    Originally posted by anonymous:giovanni writes:il fuoco era per la forgiatura della racchetta vero? :-) la mia e' proprio da buttare :(mandi luca e veloce guarigione a marisaOCCASIONE: vendo racchette usate....... ;) modello "fur il sanc dintri il mistir" :lol: :lol: :lol: . per te un prezzo da favore, una al prezzo di due ;)

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  5. montagnesottosopra28 febbraio 2012 10:02

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  6. Non è egoistico andar da soli o in pochi, è un modo come un altro per far ciò che ci piace, modo con il quale concordo in pieno. Ciao

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  7. quante volte sono andato per terre alte da solo...molti mi chiedono se non abbia paura...credimi avevo più paura quando lavoravo a Milano e uscivo alle 22.00 per tornare a casa...io quando sono per terre alte è come se fossi nel mio mondo...mandiFabio:)

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  8. Luca l Alpinauta writes:un pò di brivido ravviva le giornate no? mandi

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  9. montagnesottosopra4 marzo 2012 19:03

    Originally posted by anonymous:Luca l Alpinauta writes:un pò di brivido ravviva le giornate no? mandi se no che gusto c'è ? :D

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  10. montagnesottosopra4 marzo 2012 19:03

    Originally posted by Highlanders:quante volte sono andato per terre alte da solo...molti mi chiedono se non abbia paura...credimi avevo più paura quando lavoravo a Milano e uscivo alle 22.00 per tornare a casa...io quando sono per terre alte è come se fossi nel mio mondo...mandiFabio:) Ciao Fabio, tutto sommato ho portato a casa comunque qualcosa di positivo :up:

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  11. Sono ripassata di qui per inserire il link di questa gita nel mio post e ho notato che certe foto le abbiamo fatte uguali :D . In effetti quando l'hai fatto tu il giro, c'era un bel po' più di neve, ma decisamente meteo migliore del nostro!!! Niente....tocje tornà!!!

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    1. tornarin di sigur........ par meti une firme sul libri ......

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